Cristiani e musulmani: la pace si costruisce insieme
I nostri fratelli Musulmani, lunedì 6 giugno, hanno iniziato il mese del Ramadan. È un tempo importante durante il quale osservano il digiuno dall’alba al tramonto come mezzo di purificazione fisica e spirituale.
Ignorare la cultura e la religione di tanti immigranti musulmani non aiuta di certo l’integrazione. Dobbiamo conoscerci di più per costruire un futuro di pace.
È questa la testimonianza che il mondo si aspetta da cristiani e musulmani. Più volte da ambedue le comunità sono stati formulati appelli per denunciare le atrocità di cui, in vari Paesi, sono vittime sia i cristiani che i musulmani. Occorre passare dalle parole ai fatti. Infatti, le comuni radici sono amore, misericordia, compassione e queste tre parole devono spingerci ad accoglierci fraternamente avendo stima gli uni per gli altri.
È di attualità sorprendente quanto è stato detto, cinquant’anni fa, dal Concilio Ecumenico Vaticano II: «La Chiesa guarda con stima i musulmani che adorano l’unico Dio vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini. Essi cercano di sottomettersi con tutto il cuore ai decreti di Dio anche nascosti, come si è sottomesso anche Abramo, a cui la fede islamica volentieri si riferisce.
Benché essi non riconoscano Gesù come Dio, lo venerano tuttavia come profeta; onorano la sua madre vergine, Maria, e talvolta pure la invocano con devozione. Inoltre attendono il giorno del giudizio, quando Dio retribuirà tutti gli uomini risuscitati. Così pure hanno in stima la vita morale e rendono culto a Dio, soprattutto con la preghiera, le elemosine e il digiuno.
Se, nel corso dei secoli, non pochi dissensi e inimicizie sono sorte tra cristiani e musulmani, il sacro Concilio esorta tutti a dimenticare il passato e a esercitare sinceramente la mutua comprensione, nonché a difendere e promuovere insieme per tutti gli uomini la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà» (Nostra aetate,3).
In questi ultimi mesi si sono sentite, anche in Italia, voci con toni ben diversi, quasi paventando, con l’arrivo di tanti immigranti, un progetto che tenda a cancellare la cultura europea. È falso. Non dobbiamo avere paura. Serve piuttosto un confronto sereno e costruttivo, attraverso un dialogo fatto con chiarezza, dolcezza, fiducia e prudenza.
Il recente incontro del grande iman Ahmed Al Tayyb con papa Francesco ha rafforzato ancora di più, nel nome di Dio clemente e misericordioso, l’impegno a lavorare per la pace, cominciando dal rispetto dovuto ad ogni persona, garantendo libertà e cittadinanza a coloro che vivono e lavorano in Nazioni di tradizione musulmana e chiedendo ai musulmani che vivono nella società europea di integrarsi lealmente in essa come cittadini.
Forse qualcuno taccerà di ingenuità questo modo di ragionare. Ma si dimentica che l’Europa è nata dall’incontro di popoli diversi, assumendo un’identità multiculturale. Nei secoli passati ha saputo accogliere e valorizzare la cultura araba. Non sarà capace, oggi, di continuare questa storia attraverso un fecondo scambio di pensiero e di doni?